Phishing: cosa fare se rubano i nostri soldi

 computer

Quando incappiamo a nostra insaputa in una frode online, può essere particolarmente rischioso per i nostri risparmi. Vediamo perché e cosa fare.

La tecnica del phishing consiste nel rubare i dati relativi al numero di carta, numero CCV e dati personali del titolare, user e password mediante false comunicazioni rassomiglianti, nei contenuti e nella grafica, a quelle di aziende bancarie o di credito note, oppure attraverso veri e propri programmi informatici e malware che si installano nel computer dell’ignaro cliente.

Il phishing non è previsto come specifico reato nel nostro codice e,  pertanto, viene fatto rientrare dalla giurisprudenza, a seconda della condotta contestata, talvolta  nella fattispecie della  falsificazione di comunicazione telematica (art.617 sexies c.p.), altre volte nella truffa (art. 640 c.p.),  o nel trattamento illecito di dati (art. 167 D.lg. 196/2003), molte volte come accesso abusivo in un sistema informatico o telematico (art.615 ter c.p.) oppure come frode informatica (art. 640 ter c.p.) .

Il malintenzionato, – illecitamente ottenute le informazioni del nome utente e la password – ,  le utilizzerà per entrare nel sistema informatico di home-banking del correntista e stornare fondi da tale conto corrente coprendo le proprie tracce mediante la tecnica del c.d. IP spoofing: il pirata invia pacchetti dati in anonimo sostituendo, al proprio indirizzo ip, quello del truffato .

Che fare se rubano dei soldi dal nostro conto corrente o dalla carta di credito?

Innanzitutto bisogna presentare denuncia presso le autorità competenti allegando l’estratto conto della carta di credito o della lista dei movimenti disconosciuti effettuati con bancomat o del proprio conto corrente bancario. E’ inoltre utile fornire l’indicazione del numero della carta di debito/credito, nome della società proprietaria e della banca emittente con l’indicazione della filiale e del relativo numero di c/c , la copia dell’estratto conto dei movimenti degli ultimi mesi nonché la copia fronte-retro della carta di credito.

Possiamo agire nei confronti della banca?

Si può verosimilmente ravvisare una responsabilità della banca se non predispone adeguati sistemi per proteggere più efficacemente i propri clienti dal rischio di truffe compiute per via telematica e quindi chiedere un risarcimento del danno subito.

Infatti, l’istituto di credito   il quale “risponde secondo le regole del mandato” (art. 1856 c.c.) nei confronti dei propri clienti  ha l’obbligo di adottare le misure tecniche nonché un servizio di protezione dei risparmi dell’utente tali da evitare che terzi possano venire a conoscenza in modo fraudolento delle credenziali che consentono di utilizzare il servizio di home banking ( si cfr. il d. lgs. 27 gennaio 2010 n.11, costituente attuazione della direttiva n.2007/64 Ce relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno).

In altri termini, l’istituto di credito deve dare prova rigorosa del proprio adempimento, non essendo sufficiente  sostenere genericamente  un concorso di colpa dell’utente,  il quale , sebbene abbia l’onere di custodire con la massima diligenza i vari codici in suo possesso necessari per compiere operazioni bancarie di vario genere, siano esse prelievi per mezzo del servizio Bancomat, disposizioni di operazioni per mezzo di servizi on-line o pagamenti via Internet, non ha però l’obbligo di verificare la presenza di ammanchi attraverso il costante monitoraggio del proprio conto corrente o dell’estratto della carta di credito.

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