Chi riceve una cartella esattoriale spesso pensa di non avere alternative: o paga, o subisce. Non è sempre così. Vi raccontiamo due vicende recenti in cui il nostro studio ha assistito altrettanti cittadini contro l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Caso 1: l’auto che serve per lavorare non si pignora
Un professionista, di mestiere fotografo, si vede pignorare l’unica automobile con un atto notificato via PEC nel giugno 2024. Senza quell’auto non può spostarsi né trasportare la pesante attrezzatura che il lavoro richiede, quindi il pignoramento minaccia direttamente la sua attività.
Abbiamo proposto opposizione all’esecuzione, sostenendo che il veicolo fosse un bene strumentale e come tale impignorabile. La legge (art. 515 del codice di procedura civile) protegge infatti gli strumenti indispensabili all’esercizio della professione.
Nel corso della causa, dopo che il contribuente ha chiesto una rateizzazione del debito, l’Agenzia ha accolto la richiesta e rinunciato al pignoramento, liberando l’auto. Il Tribunale ha quindi dichiarato cessata la materia del contendere, anche se la sentenza non si è però fermata lì. Il giudice ha osservato che:
- la richiesta di rateizzazione è un riconoscimento del debito, ma il giudizio riguardava l’impignorabilità dell’auto, non l’esistenza del credito;
- dall’istruttoria, testimoni compresi, è emerso che il veicolo era un vero bene strumentale, l’unico mezzo necessario e abituale per svolgere l’attività;
- come tale, andava considerato indispensabile alla professione e dunque impignorabile.
Questo perché l’auto, il computer, gli attrezzi o il furgone che servono davvero per lavorare possono essere protetti dal pignoramento. Va però dimostrato concretamente che sono indispensabili, e noi lo abbiamo fatto.
Caso 2: sospeso il pignoramento sullo stipendio
Il secondo caso riguarda una lavoratrice dipendente. Nell’ottobre 2025 l’Agenzia aveva notificato un pignoramento presso terzi: l’ordine al datore di lavoro di trattenere somme dovute alla dipendente, per oltre 20.000 euro. L’atto si fondava su quattordici cartelle di pagamento, in gran parte richiamate in due avvisi di intimazione.
Lo stipendio era l’unica fonte di sostentamento della lavoratrice e della sua famiglia. Abbiamo quindi proposto opposizione davanti al giudice dell’esecuzione, chiedendo di fermare subito le trattenute. La nostra difesa si è fondata su alcuni punti:
- Cartelle già annullate. Alcune erano già state annullate da sentenze definitive, cioè non più impugnabili, eppure continuavano a essere richieste. Un esempio: una cartella annullata dal giudice tributario, che aveva rilevato la prescrizione e la mancanza di prova dell’atto che l’aveva preceduta.
- Prescrizione. Per altre cartelle erano ormai decorsi i termini senza che fossero stati notificati atti capaci di interromperli. Ad esempio, un’imposta sui redditi del 2010, con cartella notificata nel 2014 e rimasta ferma per anni.
- Notifiche non provate. Per molte cartelle mancava la prova di una notifica regolare, con relate di notifica incomplete, non sottoscritte o del tutto assenti.
- Ricorsi già pendenti. Gli atti erano stati impugnati per tempo davanti al Giudice di Pace e alla Corte di Giustizia Tributaria.
Il giudice ha accolto la richiesta e ha sospeso il pignoramento, intervenendo senza attendere la difesa dell’altra parte. Per chi vive di stipendio, ogni mese di trattenute in meno è un sollievo concreto.
L’Agenzia si è costituita chiedendo di revocare la sospensione. Tra le sue difese c’è una questione che vale la pena conoscere: secondo l’Agenzia, chi contesta la validità delle cartelle o delle notifiche dovrebbe rivolgersi al giudice tributario, non al giudice dell’esecuzione. Scegliere la strada giusta fin dall’inizio è quindi fondamentale.
La sospensione è un provvedimento provvisorio e la causa prosegue. Aggiorneremo questo articolo con gli sviluppi.
Cosa portarsi a casa
- Non dare per scontato che il pignoramento sia legittimo. Vanno controllati crediti, prescrizioni e notifiche: a volte l’Agenzia chiede somme già annullate da sentenze definitive.
- Esistono beni che la legge protegge. Gli strumenti indispensabili al lavoro sono tra questi.
- Agire in fretta. Le opposizioni hanno termini precisi e la scelta del giudice competente conta.
- Conservare i documenti. Cartelle, intimazioni, ricevute di notifica, sentenze e ricorsi pendenti sono la base di ogni difesa.
- La rateizzazione non preclude la difesa. Può essere uno strumento utile, ma va valutata con un professionista.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una consulenza legale: ogni situazione ha le sue particolarità. Se hai ricevuto una cartella o un pignoramento, rivolgiti a un professionista prima che i termini scadano.

